Autoscatti

Hilde Bruch definisce l’anoressia come una sorta di “Gabbia d’oro” (“The Golden Cage” è il titolo di un suo saggio sull’argomento, scritto nel 1978).
E in effetti è così: l’anoressia nervosa non è che una prigione preziosa. Una gabbia per l’anima, che fragilissima si chiude a pugno al suo interno, coagulandosi in un grumo di silenzio e dolore È un lager dorato. Una gabbia fatta di costole. L’anima deve assolutamente farsi piccola. Minima e indisturbante. Deve lentamente tacere. Più stretta si fa la gabbia, più fitta è l’autosorveglianza. Più tenace è l’ossessione, più l’anima non deve chiedere. Il perimetro della gabbia si restringe. Ma per farla rifulgere, e per starci dentro, i lavori forzati cui ci si sottopone sono pressoché indicibili. L’anoressia-bulimia nervosa è un campo di concentramento in cui avviene una lenta e sistematica demolizione dei sogni. Uno sterminio dei bisogni e dei desideri. Un affamarsi continuo.
Il cibo diventa a tal punto proibito che quando si mangia in segreto, lo si fa ogni volta come se fosse l’ultima, e si prende tutto quel che si può.

L’Anoressia è il dittatore; la bulimia è il ladro preso in flagrante. L’intransigenza anoressica ti costringe a controllare tutto. Ti spinge a setacciare il tuo stesso corpo. Un corpo blindato. Il digiuno diventa lo scalpello michelangiolesco, che levando il superfluo libera l’anima dalla prigionia della materia. Stai sottraendo corpo al corpo. E questo sacrificio richiede continue conferme. Gli etti sulla bilancia. La taglia dei jeans. La tua immagine nello specchio. Le ossa che sporgono. I muscoli che si assottigliano. La concavità del tuo ventre. Le clavicole affilate. Stai forgiando te stessa ad immagine e somiglianza di qualcosa che non c’è. E hai un bisogno patologico di controllarne i risultati. Per questa ragione prendi a fotografarti: per documentare, con una sequela di autoscatti, il tuo stesso dissolvimento. L’obiettivo deve immortalare dettagli del tuo corpo, per essere testimone del tuo dimagrimento. Vuoi vedere e rivedere - in un loop sintomatico - quello che ti sta accadendo. Il tuo corpo come un cantiere aperto. Un sito archeologico. Scavi in corso. E questi scatti non sono che materiale da archivio.